DATA: Sabato 21 Giugno 2014

FONTE: http://www.ilgiorno.it

AUTORE: Simona Ballatore

Ghost busters a caccia nell’albergo in cui i Beatles soggiornarono nel ’65, anno dell’unica tappa italiana dei “Fab Four” di Liverpool

Milano, 21 giugno 2014 – “You may say I’m a dreamer. But I’m not the only one”, sussurrava John Lennon in Imagine, sognando non ci fosse il paradiso né l’inferno sotto i piedi, ma di vivere solo per l’oggi e di essere in buona compagnia. Devono essersi sentite un po’così, o aver perso quantomeno la cognizione del tempo, sette persone che in quattro diverse circostanze, fra il 2006 e il 2013, hanno segnalato alla National GhostUncover, nata nel 2010 a Riccione, una presenza inconfondibile che avrebbe attraversato loro la strada. Chioma lunga, un cenno di saluto e via, un uomo apparentemente identico al “The smart one” è sparito nel nulla in un batter d’occhio fra i corridoi e sotto l’ombra del Grand Hotel Duomo di Milano. O di quello che oggi rimane di quel cinque stelle lusso che nel 1965 ospitò i Beatles nell’unica tappa italiana della loro tournée. Suggestione, nostalgia o un racconto ben orchestrato? I ghost busters italici al momento non escludono nulla: dopo la stesura di un verbale e l’ascolto dei testimoni presi singolarmente, il presidente Massimo Merendi e un suo collaboratore hanno raggiunto l’albergo affacciato sulle guglie e sulla Madonnina per un primo sopralluogo nel punto dell’“avvistamento”, in via San Raffaele.

Camice bianco e curiosi marchingegni in mano, hanno attirato l’attenzione di commercianti e passanti, finora “inquietati” solo dai cantieri infiniti e dalle macerie che si intravedono dietro le finestre di quella perla del 1860 ora disabitata. “Non acchiappiamo fantasmi – precisa però Merendi -. Siamo un gruppo composto da 86 appassionati che studia questi fenomeni, li censisce, li cataloga e qualche volta riesce anche a risolvere casi. La metà di noi non crede nei fantasmi, l’altra metà crede nell’esistenza di una gamma di fenomeni paranormali a cui non siamo in grado di dare razionalmente delle risposte. Io li rappresento entrambi”. E così escono in tandem, con strumentazione tecnica al seguito. Lo faranno anche il 24 giugno, in occasione del quarantanovesimo anniversario dal viaggio milanese del Fab Four di Liverpool. Perché, durante una delle apparizioni, il fantasma di John Lennon avrebbe anche parlato – rigorosamente in inglese – dicendo di essersi trovato così bene da volerci ritornare. Peccato che, ad accoglierlo, non ci sarebbe più la camera di un tempo ma un ambientino forse più consono ai tradizionali spettri. “Le segnalazioni ci sono arrivate da persone che non sembrano conoscersi o far parte di gruppi esoterici o religiosi – continua Merendi – sono ex clienti, un dipendente e tre turisti. Stiamo analizzando anche una foto. Dei 1.820 casi che abbiamo seguito, una settantina riguarda personaggi famosi”. “Ma sui tremila e passa alberghi in cui Lennon soggiornò, perché proprio Milano?”, chiede scettico un grande cultore della band di Liverpool come Franco Zanetti, autore fra l’altro de “Il libro bianco dei Beatles”, ricordando la fugace tappa della tournée organizzata da Leo Wachter a Milano, Genova e Roma. “Sono arrivati in Stazione Centrale nel cuore della notte da Lione, il mattino dopo hanno fatto la famosa fotografia sulla terrazza del Grand Hotel Duomo e una conferenza stampa; dopo due esibizioni al Vigorelli, hanno raggiunto il Charlie Max dove suonava un’orchestra diretta da Augusto Righetti che aveva in repertorio i Beatles. Ci sono tante leggende, il giorno “buco” dei Beatles in Italia è però il 25 giugno, non si sa cosa abbiano fatto quel venerdì“.

E lo sguardo torna sulla terrazza del prestigioso hotel: Rolando Giambelli, fondatore, presidente dell’Associazione Beatlesiani d’Italia associati e appassionato musicista, era sotto il palco durante il concerto, 40 anni dopo si era seduto nello stesso punto, con le guglie sullo sfondo, e ha fatto realizzare anche al Touring Club italiano una mappa dedicata alla trasferta milanese dei Beatles. “Il fantasma di John Lennon? Noi ci crediamo – strizza l’occhio -. D’altronde i Beatlesiani John Lennon lo portano dentro, come pure alcune lettere metalliche dell’insegna del Grand Hotel”. Le hanno salvate dalla discarica durante i cantieri e accolte nel loro museo a Brescia. “Quante segnalazioni si sono perse nell’etere in questi anni, sono un sognatore anch’io e cerco anche di concretizzare questa presenza anche chiedendo l’intitolazione di vie”. Domenica a Milano, all’Eataly Smeraldo, cercherà di “evocare” Lennon per dodici ore no stop con chi 49 anni fa era al Vigorelli con lui (fra cui Pupo e Giorgio Fazzini dei New Dada, Patrizia Wachter, Guidone e Augusto Righetti) e con le migliori Beatles band italiane. E anche questa è magia.

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