DATA: 10 Novembre 2014

FONTE: http://www.resapubblica.it/ – traduzione tratta dall’articolo del The Guardian, 13 ottobre 2014

AUTRICE: Daniela Bonfiglio

In tutte le epoche e in tutte le culture, abbiamo subito il fascino dei fantasmi. Quattro scrittori del Guardian tentano di razionalizzare il fenomeno

Recentemente, storie di apparizioni sono comparse sui titoli di molti giornali. La scorsa settimana, il Daily Star ha dedicato diverse prime pagine all’apparizione dei “bambini con gli occhi neri”; ITV ha riportato la storia di una coppia che avrebbe visto la Signora grigia del castello di Dudley, Inghilterra, e il Metro quella di donna che afferma che un fantasma scrive lettere “usando le sue mani”. Forse è perché siamo nel periodo di Halloween, ma sembrerebbe che la nostra attrazione per l’esistenza dei fantasmi continui a perdurare. Il Guardian ha riunito quattro scrittori di vari settori, dalla psicologia alla religione, per riflettere sul perché di tanta attenzione.

Giles Fraser: ‘C’è qualcosa qui che non se vuole andare’

Potrebbe essere una storia apocrifa, ma gli antropologi ne parlano spesso. All’inizio del XX secolo, un antropologo inglese andò in Africa per rivelare la stupidità di quelle che si presumeva fossero credenze “primitive”. “Credi che i fantasmi esistano?”, chiese a un uomo del villaggio. L’uomo rifletté attentamente, “Non so se ci credo,” rispose, “ma mi fanno paura.” Sagge parole.

Forse, il tentativo più persistente di sfatare le credenze sui fantasmi è Scooby Doo. Quasi ogni settimana dal 1969, quando la serie ebbe inizio, Scooby, Shaggy, Velma e i loro amici smascherano la bugia che si nasconde dietro la paura dei fantasmi e dei mostri. Il responsabile è sempre qualcuno con un ottimo proiettore o qualcosa di simile: l’atteggiamento scientifico di Velma dimostra che i timori di Shaggy sono infondati.

Ma ecco la mia domanda: perché Shaggy e Scooby continuano a spaventarsi? Sono semplicemente stupidi? O c’è qualcosa nella spiegazione di Velma che non soddisfa pienamente l’ansia continua su cui si basa la serie? Nonostante lo smascheramento del colpevole, qualcosa di poco chiaro rimane e il lavoro di “Mystery, Inc.”può continuare.

Da Plinio il Giovane, che raccontò del vecchio in catene che infestava la sua casa, passando per le storie de Dybbuk, ai grandi scrittori di romanzi gotici e al Blair Witch Project, in tutte le culture e in tutte le epoche c’è qualcosa qui che non vuole andar via: una paura legittimamente espressa, il ritorno continuo della paura repressa. E la semplice affermazione che i fantasmi non esistono (ovviamente), non risolve il problema. In qualche modo, Velma commette un errore di categoria. La verità dei fantasmi è il modo in cui essi rappresentano le nostre paure reali e legittime. E in questo senso, i fantasmi sono molto, molto reali.

Giles Fraser, il parroco di St Mary’s Newington nella zona sud di Londra e scrive per il Guardian. 

María del Pilar Blanco: ‘I fantasmi resistono nella nostra immaginazione culturale’

Virtualmente, tutte le culture hanno tradizioni di fantasmi e infestazioni. I fantasmi sono inseparabili dalla memoria, dalla storia e dalla perdita. Rappresentano in modo in cui gli individui e i gruppi interiorizzano la loro storia, e come restiamo legati a immutabili eventi passati. I fantasmi possono essere specifici di certi luoghi: alcuni sono famosi per le storie di apparizioni, possessioni o la sgradevole sensazione di “non essere soli”.

Un esempio è il Deserto di Atacama, in Cile, un luogo mozzafiato immortalato nel documentario di Patricio Guzmán, “Nostalgia della luce”. Lì si trovavano i campi di concentramento di Pinochet, e oggi i parenti degli scomparsi ne cercano i resti per liberare i loro fantasmi.

I fantasmi si tengono al passo con i nostri tempi e le tecnologie. Il fantasma di Prudencio Aguilar, ucciso da un giovane in “Cent’anni di solitudine” di Gabriel García Márquez, invecchia accanto alla famiglia Buendía. Eppure, al di là del mondo della finzione, il progresso scientifico del XIX secolo, spinse gli americani e gli europei a dedicarsi a dimostrare l’esistenza dei fantasmi. Lo spiritualismo e altre dottrine, come la teosofia, si diffusero dagli Stati Uniti all’Europa, raggiungendo Cuba, l’Argentina e l’India.

I fantasmi si sono adattai ai nostri mezzi di comunicazione (pensiamo ai videotape infestati del film horror giapponese Ringu), e le nuove tecnologie vengono impiegate per cercarli (prendiamo, ad esempio, gli strumenti usati dalle numerose società di acchiappafantasmi). Pur essendo legati al passato, i fantasmi resistono e vengono rinnovati dall’immaginazione culturale del presente.

María del Pilar Blanco, docente di letteratura ispano-americana all’Università di Oxford. 

Kira Cochrane: ‘Come si spiegano queste apparizioni?’ 

Personalmente non ho mai visto un fantasma, ma mia madre, donna pratica e per nulla superstiziosa, un volta sì. Era il 1980, e otto mesi prima mio padre era improvvisamente morto d’infarto fuori da un centro sportivo dopo una partita di squash, all’età di 34 anni. L’aveva lasciata con due bambini piccoli (mio fratello Gleave aveva 4 anni e io 2) ed era incinta di 3 mesi di mio fratello Frazer.

Il giovedì andò in ospedale e le dissero che mio padre era morto; il venerdì ci ritornò per parlare con il medico legale, e decise mantenere il suo primo controllo ginecologico, già fissato per quel giorno. Un parente evidentemente sotto choc, le aveva suggerito di abortire perché non ce l’avrebbe fatta da sola con tre figli, ma il medico le chiese se, prima di ciò che era accaduto, avesse deciso di tenere il bambino. Quando lei rispose di sì, lui le consigliò di portare avanti la gravidanza.

Mio padre viaggiava molto per lavoro, e in quei primi mesi mia madre diceva che le sembrava impossibile credere che non sarebbe mai più entrato dalla porta di casa. Poi, alcuni mesi dopo la nascita di Frazer, una notte mentre lo allattava, vide mio padre ai piedi del letto. “Sono venuto a vederlo”, disse, indicando suo figlio, suo omonimo.

Rimase lì solo un momento e mia madre non ne fu turbata. Come dice oggi, quando parli di fantasmi apertamente e onestamente con la gente, scopri che molti hanno avuto esperienze simili. Cosa spiega queste apparizioni? Sono emanazioni di desideri, amore, speranze, bisogni? Dopo la scomparsa improvvisa di amici stretti o parenti, a volte, mi sono trovata a fissare la schiena di qualcuno tra la folla pensando che la curva delle spalle gli somigliasse, o che si toccasse i capelli come faceva la persona che non c’era più. Il pensiero che potesse essere lui o lei, arrivava e svaniva nell’ottimismo di un secondo.

Forse vediamo i fantasmi perché ci aiutano a rimetterci in sesto, una mano tesa a lenire un colpo improvviso e tremendo.

Kira Cochrane, scrittrice del Guardian 

Christopher French: ‘Un’interpretazione errata di fenomeni naturali’

Da un punto di vista psicologico, ci sono molte ragioni per essere estremamente scettici sull’esistenza dei fantasmi. Tra queste, l’idea che un qualche tipo di coscienza possa sopravvivere alla morte del corpo è totalmente in disaccordo con la neuroscienza moderna. Ancora, se lo spirito dei morti è sopravvissuto in qualche forma, potremmo aspettarci che il loro aspetto e il loro comportamento riflettano una qualche vita ultraterrena eterna e immutevole.  Di fatto, i racconti di fantasmi variano considerevolmente nelle diverse culture. Quindi, cosa può spiegare il fatto che così tante persone credano nei fantasmi, e una considerevole minoranza affermi di aver personalmente incontrato un fantasma?

Alcuni casi, come il famoso Amityville Horror, sono basati su imbrogli deliberati, ma la maggior parte degli altri sono indubbiamente autentici. Possono essere il risultato di un’interpretazione errata, ma in buonafede, di fenomeni naturali (come vedere facce e figure nelle ombre o sentire suoni emessi da animali la notte), o comuni ma spaventose esperienze anomale. Un esempio di queste ultime, sono gli episodi di paralisi che possono verificarsi tra il sonno e la veglia. Durante tali episodi, il soggetto è temporaneamente paralizzato e può avere la forte sensazione di una presenza e una serie di allucinazioni bizzarre. Per quanto terrificante, la paralisi del sonno è essenzialmente innocua.

Le donne sono più inclini degli uomini a credere ai fantasmi e a raccontare di averne visto personalmente uno (così come di aver sperimentato altri fenomeni paranormali), ma non vi è una tendenza legata all’età. Non è un dato sorprendente che siano le persone più dotate di fantasia quelle che raccontano più frequentemente di aver incontrato un fantasma.

La nostra paura della morte ha un ruolo importante nel credere ai fantasmi. La maggior parte di noi vuole disperatamente credere nella vita dopo la morte, e l’idea dei fantasmi, per quanto spaventosa, sembra offrire un supporto a questa speranza.

 Christopher French, direttore dell’Unità di ricerca sulla psicologia dell’insolito, Goldsmiths, University of London

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