DATA: 30 Gennaio 2016

FONTE: “Strange Experience” Radio Como

AUTORE: Elvio Fiorentini

Erano passati solo 5 anni da quello che, nella storia ufologica, è ricordato come l’incidente di Roswell, in cui il Governo degli Stati Uniti ebbe modo di mettere le mani su uno dei famigerati dischi volanti sul suo equipaggio; ottenendo così una prova tangibile che una tecnologia, molto più avanzata della nostra e proveniente dallo spazio, ci stava visitando.

Negli anni successivi, o meglio nel 1952, il polacco naturalizzato americano: George Adamski nato nel 1891, mentre si trovava sulla Desert Center Rice Road, del destro californiano, con un gruppo di amici, ebbe un contatto con quello che era un ufonauta e che disse chiamarsi, Orthon. L’alieno scese da un disco volante atterrato poco distante dalla comitiva. Ed Orthon venne raggiunto da Adamski, mentre gli altri amici del contattista osservavano la scena a debita distanza.

Orthon fisicamente risultava essere del tutto simile ad un essere umano con capelli biondi e fluenti e tratti somatici di rara delicatezza ed indossava una sorta di tuta traslucida che lo ricopriva dal collo alle caviglie .

L’ufonauta sembrava incarnare la descrizione che, anticamente, molti profeti avevano dato dei loro incontri con gli Angeli di Dio.

Tale incontro per Adamski non era il primo, già in precedenza, nel 1946, il contattista polacco che nutriva una spiccata passione per l’astronomia, aveva avuto modo di essere contattato telepaticamente dagli ufonauti.

Alla domanda di Adamski da dove provenissero, Orthon rispose: dal pianeta Venere.

E questa informazione, venne usata dagli scettici e dai detrattori di Adamski, per sostenere che una assurdità in quanto non era possibile che Venere potesse supportare lo sviluppo della vita, tanto meno simile alla nostra, in quanto è un pianeta che, a causa della eccessiva vicinanza con il nostro Sole era assolutamente ostile allo sviluppo biologico evolutivo.

Gli scettici però dimenticavano che la risposta di Orthon poteva benissimo essere interpretata in maniera più diretta.

Ossia che, quando il presunto alieno sosteneva di provenire da Venere, ciò non significava affatto che ne fosse anche originario.

Ma molto più semplicemente che la sua gente, poteva aver installato su tale pianeta alcune basi tecnologicamente protette dal clima ostile, preparate dopo essere giunti da ben oltre il nostro stesso Sistema Solare.

Gli incontri tra Adamski ed i “venusiani” proseguirono negli anni, documentati da foto e filmati e testimonianze di dischi volanti in fase di volo o di atterraggio. Oltre ad altri indizi, come le impronte che la suola degli stivali di Orthon lasciarono sul terreno del deserto in quel lontano 1952, imprimendovi strani ed insoliti simboli di cui venne effettuato anche un calco in gesso.

Adamski, creduto da alcuni, ma denigrato da altri, come in questi casi spesso accade, portò altri indizi a significare che qualcosa era veramente accaduto, e che lasciarono perplessi gli scettici. Indizi tecnici, tra cui la descrizione che Admaski diede di un insolito fenomeno di brillamento extraplanetario di cui gli astronauti poterono verificarne l’autenticità solo in seguito, con il viaggio nello spazio del 1961 del cosmonauta sovietico Jurij Gagarin.

Si venne poi a conoscenza che George Adamski, era, con discrezione se pur costantemente tenuto sotto controllo dall’Intelligence del Governo statunitense; e che lo stesso Adamski, aveva confidato all’amico Desmond Leslie narrando che durante le sue visite agli amici alieni, gli era capitato di vedere, a bordo degli ufo, alti ufficiali e scienziati dell’esercito americano, i quali parevano avere stabili e frequenti contatti con gli extraterrestri.

Altre recenti notizie riportano anche della visita privata che lo stesso Adamski ebbe in forma assai riservata con Papa Giovanni XXIII in Vaticano (e di cui parleremo in una prossima puntata) oltre che con altri personaggi importanti della storia quali la Regina dei Paesi Bassi: Giuliana, ed il console italiano Alberto Perego.

Un altro indizio sulla veridicità di gran parte della storia e degli incontri che coinvolsero George Adamski è stato riportato alla luce di recente.

Infatti tra i numerosi scatti fotografici di ufo, effettuati dal contattista, ce né uno effettuato su lastra fotografica in bianco e nero, che Adamski non poté vedere sviluppato in anteprima e che passò integro direttamente alla redazione del quotidiano “Phoenix Gazette” che lo pubblicò il 24 Novembre 1952.

Sullo scatto fotografico, sicuramente genuino e non contraffatto e poi passato nel dimenticatoio sino ad oggi, si può vedere, in primo piano, un grosso oggetto discoidale in fase di atterraggio o decollo, del tutto simile a quelli precedentemente fotografati e descritti dallo stesso George Adamski. Gli amici venusiani ancora una volta avevano lasciato un contributo visivo all’amico George.

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