DATA: 27 Dicembre 2010

AUTORE: Domenico Caruso

FONTE: www.calabresi.net

Natuzza Evolo

Natuzza Evolo


Dopo quattro lustri1 il problema della  sopravvivenza, da me trattato, è ancora di grande attualità in quanto l’uomo cerca sempre di procrastinare il timore della morte. Gli episodi delittuosi che si succedono a ritmo incalzante hanno riacceso il dialogo sul senso della nostra vita sulla Terra e sull’apparente silenzio di Dio.


In una storia zen la piccola onda si lamenta della sua instabilità con le sorelle maggiori che hanno il potere di sopraffarla al primo soffio di vento. Sente che non sia giusto dipendere dalle condizioni meteorologiche. Le congiunte la confortano richiamandosi alla loro forma originale, costituendo tutte soltanto una parte dell’elemento più vasto, l’acqua. L’attaccamento a sé è causa della sofferenza: così anche noi, dovremmo considerare la nostra appartenenza all’immensità della natura. Lo studioso francese Andre Dumas, all’undicesimo convegno nazionale di parapsicologia di Camerino (1986), ha riportato l’affermazione del celebre filosofo e psicologo americano William James:

«Da tutta la mia esperienza emerge una sola conclusione, solida come un dogma: noi, con le nostre esistenze, siamo come isole in mezzo al mare o degli alberi nella foresta. L’acero e il pino possono scambiarsi i loro mormorii attraverso le foglie. Conanicut e Newport possono ascoltare la sirena d’allarme l’uno dell’altro. Ma gli alberi mischiano anche le loro radici nell’oscurità del sottosuolo e le isole si congiungono in fondo all’oceano. Allo stesso modo esiste una continuità di coscienza cosmica contro cui la nostra individualità frappone soltanto occasionali ostacoli; i nostri spiriti vi sono immersi come in una soluzione cristallizzata o in serbatoio».2

Nel Suo testamento spirituale, il Sermone delle Beatitudini, «Cristo ha immaginato la vita umana, nella prospettiva del regno dei cieli, come un itinerario attraverso sentieri di altissima montagna. Lui è la guida e sulle pareti scivolose apre camminamenti nuovi da percorrere in cordata».3

La salvezza è riservata ai mansueti, agli afflitti, a chi ha sete di giustizia e ai misericordiosi. La dottrina evangelica è comprovata dai miracoli: numerosi morti sono richiamati in vita, i ciechi riacquistano la vista e i muti la parola. Così, una volta giunto nella casa di Giairo, Gesù ordina alle persone in lacrime: «Non piangete; la fanciulla non è morta, ma dorme».

Nel caso di Lazzaro, da quattro giorni nella tomba, il Maestro assicura i discepoli: «Lazzaro, l’amico nostro, dorme; ma vado a svegliarlo».

Cristo stesso suggella il suo insegnamento risorgendo dalla Morte. Se per il credente l’esistenza di un’altra vita è avvalorata dalla Fede, per altri c’è il rischio di perdersi in un dedalo buio senza possibilità di salvezza. Un sublime insegnamento e un luminoso esempio ci sono pervenuti da Natuzza Evolo, l’umile mistica di Paravati (VV), tornata alla Casa del Padre il giorno di Ognissanti del 2009. Definita la “radio dell’Aldilà”, ha incarnato i più clamorosi fenomeni paranormali: bilocazione (OBE), sudorazioni ematiche, stigmate, visione di santi e di defunti, chiaroveggenza, stato di “trance” e manifestazione di lingue diverse. La bilocazione consiste nella presenza contemporanea di una persona in luoghi diversi. Gli esperti la definiscono anche “esperienza extracorporea” o “proiezione astrale”. Ad esempio, l’agiografia cattolica narra di S. Antonio da Padova che il giovedì santo del 1226 avrebbe celebrato la Santa Messa nello stesso tempo sia nella cattedrale presso Limoges che in un convento della stessa città. Sant’Alfonso de’ Liguori avrebbe assistito Clemente XIV in punto di morte senza muoversi dalla sua diocesi di Arienzo.

Nel nostro tempo, Padre Pio visitava in spirito le persone che il Signore le affidava. Allo stesso modo, come riferisce il prof. Marinelli: «Centinaia di persone hanno avuto la netta impressione di aver visto Natuzza nella loro casa, o in ambienti esterni, e di averla poi vista scomparire improvvisamente». La bilocazione, come ha testimoniato la stessa mistica, non avveniva mai di sua spontanea volontà, ad eccezione di qualche caso. Si presentavano dei defunti o degli angeli e accompagnavano la donna nei luoghi dov’era necessaria la sua presenza. Alcune volte ha trasportato anche degli oggetti, come nel caso del suo foulard dimenticato a casa Giampà a Catanzaro e riportato a Paravati. L’incontro con i defunti ha caratterizzato l’esistenza della Evolo.

Tutto è cominciato quand’era bambina in casa dell’avvocato Silvio Colloca. Entrata ad ordinare la camera dei bambini aveva trovato seduti sui letti tre individui. All’invito di uscire perché ivi non c’era il professionista, gli sconosciuti si erano rivelati dei defunti giunti a parlare con lei. Spaventata, è fuggita impaurita. Ma le visioni dei morti si sono ripetute al punto da farla esorcizzare, senza riscontrarvi – peraltro – alcuno spirito maligno. La mistica, per tutta la vita, ha parlato con gli angeli. A differenza dei demoni, questi esseri celesti sono rimasti fedeli a Dio. La Bibbia ci ha rivelato che sono molto intelligenti e che posseggono una propria personalità. Conosciamo soltanto i nomi dei tre Arcangeli: Gabriele, Raffaele e Michele. Quest’ultimo, principe dei cherubini, è stato il protettore di Natuzza. Ad ogni essere umano, fin dalla nascita, Dio affida un angelo custode affinché l’aiuti nelle difficoltà e l’orienti verso il bene senza mai lederne la libertà. Natuzza ha sostenuto di vedere solitamente gli angeli come meravigliosi bambini di dieci anni, senza le ali, sollevati da terra e pieni di luce. Col permesso del Signore, la mistica ha osservato l’angelo custode col vestito aureo, azzurro o bianco a destra di ciascuna persona. Quello dei sacerdoti stava a sinistra perché, essendo ministri di Dio i religiosi vengono considerati superiori agli angeli come ministri, pur essendo imperfetti come uomini. Il dialogo dei defunti con Natuzza era perfettamente in linea con gli insegnamenti della Chiesa, tanto da non essere vietato dalla dottrina cattolica come di norma avviene. La Evolo non ha mai “evocato” i trapassati, ma sono state le anime purganti a mettersi in contatto con i viventi oppure a chiedere suffragi. «Nella comunione dei santi “tra i fedeli, che già hanno raggiunto la patria celeste o che stanno espiando le loro colpe nel Purgatorio, o che ancora sono pellegrini sulla terra, esiste certamente un vincolo perenne di carità ed un abbondante scambio di tutti i beni”. In questo ammirabile scambio, la santità dell’uno giova agli altri, ben al di là del danno che il peccato dell’uno ha potuto causare agli altri. […]».4 Gli insegnamenti provenienti dai giusti rappresentano una sicura via di salvezza: «Che giova all’uomo guadagnare il mondo intero se poi perderà l’anima sua?» (Mt, XVI, 26).

In un colloquio del 15 agosto 1991, la Madonna ha confidato a Natuzza: «Sapete cos’è la vita? E’ come un soffio di vento! Ad ogni minima cosa vi fate vittime per giustificarvi, ma non è questo che vuole il Signore: la giustificazione. Le vere vittime non si lamentano: soffrono e offrono. Dovete pregare e chiedere perdono ed amare il vostro prossimo. Se volete la salvezza dell’anima – perché Gesù per questo è angosciato che siete accecati dal denaro e dai piaceri – pregate e amate il prossimo […] Non aprite la bocca per ferire i vostri fratelli, ma apritela solo per consolarli e per dare gloria a Dio».5 Esistono l’Inferno, il Purgatorio e il Paradiso. «Le anime di coloro che muoiono in stato di peccato mortale, dopo la morte discendono immediatamente negli inferi, dove subiscono le pene dell’inferno, “il fuoco eterno”».6 Si aiutano i trapassati con comunioni, digiuni, elemosine e preghiere. I defunti, che non possono pregare per loro stessi, ricambiano le nostre suppliche. Ad esempio, nel messaggio del 12 ottobre 1969 Gesù ha detto a Natuzza: «[…] Il 23 con la tua sofferenza hai salvato settanta anime; il 3 ne hai salvate cento; il 7 e l’8 ne hai salvato duecento e se non avessi avuto ribellione nel cuore avresti potuto salvarne di più. Se avessi trovato altre anime che si offrissero vittime come te, io soffrirei di meno».7 Nel 1944, all’apparire della Madonna nella sua modesta abitazione, Natuzza si è scusata di non poterla ricevere in una più degna dimora. Ma la Divina Madre le ha annunciato che un giorno ci sarebbe stata una nuova e grande chiesa che si sarebbe chiamata: Cuore Immacolato di Maria Rifugio delle anime e una Casa per giovani ed anziani bisognosi. Quell’ora tanto sognata è giunta nel 1986 ed è ormai una meravigliosa realtà. Nella cappella della Fondazione, divenuta meta di pellegrini e di fedeli, riposano pure le spoglie terrene della mistica.

Un altro ambizioso progetto è la Villa della Gioia dove c’è già il Centro per anziani e dove sorgeranno altre indispensabili istituzioni a sollievo dei malati terminali con annesso un villaggio per ospitare i loro familiari. Per molto tempo centinaia di persone, bisognose di un incontro con Natuzza, si sono rivolte a me dopo aver letto su Internet la mia testimonianza.

Ecco perché, al momento del trapasso, ho voluto anch’io così esprimere la mia riconoscenza A Natuzza Evolo:

Volgi su noi lo sguardo, mamma cara,
che pur vermi di terra ci sentiamo,
la vita è sempre un’esperienza amara
se nel Signore non ci confidiamo.

Serva di Dio tu sei e fonte chiara
di bene, di preghiera, di richiamo:
Natuzza, ora dal Cielo ci aspettiamo
la grazia della pace così rara.

Felice con la Vergine Maria
e con Gesù da te sofferto e amato
or ti vediamo in sì beato loco.

Mostra a noi tutti la diritta via
che ci preservi da grave peccato
e il cor c’infiammi del divino fuoco.

(L’argomento è stato trattato da Domenico Caruso nella rivista “La Piana” – Anno IX n. 12 – Dicembre 2010).

NOTE:

1 Cfr. “Il nuovo provinciale”: “Morte e Sopravvivenza – Comunicare con l’Aldilà” – Rosarno – 29/6 – 5/7/1991.

2 Domenico Caruso, Parapsicologia Oggi – “Nel Mondo del Mistero” – Centro Studi “S. Martino” – S. Martino (R.C.), 1987.

3 Carlo Cremona, “Vita di Cristo” – Rusconi, MI – 1995.

4 “Catechismo della Chiesa Cattolica” – ( al n. 1035) – Libreria Editrice Vaticana, Città del Vaticano – 1992.

5 “Incontrare Natuzza” – Edizioni Mapograf – VV, 1992.

6 “Catechismo della Chiesa Cattolica” – ( al n. 1475).

7 “Incontrare Natuzza” – op. citata.

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