DATA: 01 Novembre 2013

FONTE: http://xl.repubblica.it

AUTORE: Naoko Okada

Sono sempre maggiori le testimonianze di persone che sostengono di vedere gli spiriti delle persone care scomparse nel 2011. Gli psichiatri parlano di disturbi post traumatici, i monaci buddisti cercano di dare tutto il loro sostegno. Il diario da Kyoto di Naoko Okada, ottobre 2013.

Nelle zone devastate dal terremoto di magnitudo 9 e dallo tsunami dell’11 marzo 2011, molte persone avvistano i fantasmi o sentono la loro presenza, lo riportano seriamente diversi giornali. Persino l’emittente televisiva pubblica NHK, nota per mandare in onda solo le trasmissioni dai contenuti seri e rigidi, ha trasmesso un documentario con diverse testimonianze provocando una vasta risonanza.

C’è chi ha visto tanti occhi in una pozzanghera,  chi ha visto una persona camminare sul mare, chi ancora apparire un suo familiare disperso che gli ha supplicato di trovare il suo corpo e sotterrarlo. Il quotidiano Tokyo Shimbun riporta il racconto di un tassista della città di Sendai: ha fatto salire un uomo che chiede di andare sulla costa Yuriaghe che, distrutta dallo tsunami, non esiste più. Nel dubbio si è voltato, ma sul sedile posteriore non c’era più nessuno. Sempre nella provincia di Miyaghi, nella città di Onagawa una donna anziana, morta, visita spesso i suoi amici che vivono nelle case temporanee. Per un po’ gli amici non sapevano se dirle o meno che sia già morta, ma hanno deciso di non farlo per non farla soffrire.

Nel documentario dell’NHK la 24enne Ayane Suto racconta di aver trovato un fiore bianco sulla sua scarpa lasciata nell’armadietto chiuso a chiave e che quindi nessun altro avrebbe potuto aprire, fiore tanto amato da suo padre scomparso tra lo tsunami. La 39enne Yuri Endo come sempre ha rivolto la parola a Kosei, suo figlio morto a 3 anni, e in quel momento ha visto accendersi da solo il suo giocattolo elettronico. Il 29enne Yuya Kawamura, una notte ha visto apparire i suoi due figli morti due anni e mezzo fa, che gli hanno detto di tirarsi su perché loro stanno bene all’aldilà.

Sono tutte le persone che vivono col il senso di colpa per non aver potuto salvare le persone care.
Ma credono che l’apparizione dei fantasmi sia per loro un messaggio di perdono da parte dei morti e così, finalmente, per la prima volta dopo 2 anni e mezzo, iniziano ad avere il coraggio di andare avanti. «È come se i morti stessero curando la ferita del cuore dei sopravvissuti, sono molto più bravi a incoraggiarli di noi. Sono i nostri grandi rivali», dice lo psichiatra Kiyoshi Sasaki.

Taio Kaneta è un monaco buddista della scuola Soto-shu, ed è lui che ha ideato Cafe de Monk, un coffe shop mobile che gira per le zone devastate dove i monaci ascoltano i tormenti dei sopravvissuti, compresi gli avvistamenti dei fantasmi. Un uomo gli ha confessato di vedere “qualcosa” quando passa per un luogo dove sono morte tante persone. La famiglia del suo capo è scomparsa nello tsunami, ma non hanno potuto fare un funerale né costruire una tomba. Kaneta gli dice: «Loro vengono da te chiedendo un aiuto perché sei una persona gentile. Ma non ce la fai a risolvere da solo, digli di aspettare un po’». Poi recita i sutra e l’uomo scoppia in lacrime per il sollievo. «Noi non giudichiamo né cerchiamo la causa dell’apparizione dei fantasmi», racconta Kaneta al quotidiano Asahi Shimbun. «Non importa se sia vero o meno. Il fatto è che le persone, che hanno perso i loro cari senza nessuna preparazione psicologica, li vedono. Ciò che la religione può fare è ascoltare pazientemente i tormenti dei sopravvissuti che tuttora non riescono ad accettare la situazione. Per poi mostrargli la strada su cui possono ricominciare a camminare».

Cliccare sul seguente Link per consultare eventuali articoli correlati: http://xl.repubblica.it/articoli/giappone-i-fantasmi-dell11-marzo/6717/

Eppure, non tutte le scuole del buddismo riconoscono l’esistenza dei fantasmi. La scuola Jodo-Shunshu ad esempio non la riconosce perché, secondo loro, dopo la morte si raggiunge subito il Nirvana. Nichiren-shu, invece, pensa che ci sia un periodo chiamato Chu-u che lungo 7 settimane (con un concetto del tempo diverso da quello che usiamo normalmente, per cui non si tratta esattamente di 49 giorni) tra la morte e la prossima reincarnazione, durante il quale gli spiriti dei morti vagano tra il mondo dei vivi e l’aldilà. Gli psichiatri dicono invece che sia il sintomo di un disturbo post-traumatico da stress. Lo studioso delle religioni Akira Masaki pensa che la causa sia la sindrome da sopravvissuti, il cosiddetto “Survivor’s Guilt”. Il senso di colpa per essere sopravvissuti tra tanti morti, tra cui le persone amate, porta alcuni a pensare che saranno puniti con qualcosa di brutto e alcuni temono anche la maledizione degli spiriti. Ma anche perché, dice Masaki, i sopravvissuti stessi desiderano ardentemente rivedere un’altra volta i loro cari, per poter salutarli bene. Ci si può credere o meno, ma il loro desiderio è stato comunque soddisfatto.

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