DATA: Mercoledì 04 Maggio 2011

FONTE: http://www.nextme.it

AUTORE: Antonino Neri

Se la vita aliena è là fuori, potrebbe essere in grado di sfruttare più ambienti estremi di quanto gli scienziati pensino, perché le grandi forze gravitazionali non sembrano costituire un grande problema per i microbi.

Secondo un nuovo studio alcune specie di batteri possono sopravvivere e riprodursi in ‘ipergravità‘ più di 400 mila volte più forti che sulla Terra. La scoperta indica che la vita aliena potrebbe mettere radici in un’ampia gamma di condizioni e che potrebbe sopravvivere alle grandi forze di gravità causate dagli impatti di meteoriti ed eruzioni, rendendo lo scambio di vita tra i pianeti una possibilità concreta. “Il numero ed i tipi di ambienti nell’universo in cui ora pensiamo che la vita possa abitare è aumentato dopo il nostro studio“, ha affermato l’autore Shigeru Deguchi, della Japan Agency of Marine-Earth Science and Technology di Yokosuka.

Deguchi ed i suoi colleghi non sono riusciti a stabilire le grandi tolleranze gravitazionali dei microbi. Essi volevano semplicemente misurare la densità delle cellule dei batteri Escherichia Coli utilizzando una centrifuga. Tuttavia, quando hanno fatto girare i batteri fino all’equivalente di 7.500 G (7.500 volte la forza di gravità terrestre), hanno notato che il microrganismo non aveva perso un colpo: era cresciuto e si era riprodotto correttamente. “La scoperta è stata una totale sorpresa per noi, ed ha stimolato moltissimo la nostra curiosità – ha dichiarato Deguchi in un’intervista e-mail a SPACE.com – così abbiamo ripetuto gli stessi esperimenti ad un valore gravitazionale più alto, e alla fine abbiamo visto che Escherichia Coli prolifera anche a 400.000 G, la più alta gravità raggiungibile con il nostro strumento“. Di contro, negli esseri umani qualsiasi forza al di sopra di circa 50 G provoca lesioni gravi o addirittura la morte, anche se l’esposizione è per pochi centesimi di secondo. Un esempio: gli astronauti a bordo degli space shuttle della Nasa al decollo ed al rientro hanno sperimentato forze fino a circa 3 G.

I ricercatori hanno ampliato il loro esperimento, esponendo altri quattro specie di microbi all’ipergravità fino a 140 ore, scoprendo che un altro batterio, il Paracoccus denitrificans, si può riprodurre anche a circa 400 mila G, anche se la sua proliferazione – come quella di E. coli – è difficile in condizioni così estreme. P. denitrificans ed E. coli sono stati i campioni per la tolleranza dell’ipergravità, ma le cinque specie esaminate potrebbero riprodursi in qualche misura fino a circa 20 mila G.

Mentre gli studi precedenti avevano dimostrato che alcuni microrganismi possono sopravvivere a gravità superiori ai 15 mila  G, la nuova ricerca ha dimostrato che anche una certa varietà di microbi può proliferare in ipergravità. L’unico studio analogo di cui i ricercatori sono a conoscenza scoprì che E. coli può crescere a 100 mila G. Deguchi afferma che il documento, pubblicato nel 1963, non ha fatto molto scalpore perché era in anticipo sui tempi. Il documento è stato pubblicato due anni prima che i microrganismi in condizioni estreme fossero ampiamente riconosciuti dalla scoperta dei microrganismi termofili nel Parco Nazionale di Yellowstone nel 1965.

Il nuovo studio suggerisce che potrebbe esistere una varietà di habitat alieni più ampia di quanto gli scienziati avessero immaginato. I ricercatori hanno spiegato che i risultati allargano inoltre la possibilità di vita oltre i pianeti, a causa delle strane ‘stelle mancate’ note come le nane brune. Dopotutto, se sulla Terra i batteri possono riprodursi a 400 mila G, i valori tra i 10 ed i100 G trovati su una nana bruna non dovrebbero costituire un grande impedimento, e secondo i ricercatori alcune nane brune potrebbero essere abbastanza fresche per sostenere la vita come la conosciamo noi. I risultati suggeriscono inoltre che il trasporto di forme di vita sostenibili tra i mondi è una possibilità reale.

Nel corso dei secoli, la Terra è stata colpita da circa un miliardo di tonnellate di rocce di Marte, che sono liberate dal Pianeta Rosso attraverso incursioni di meteoriti. Questi scambi interplanetari, nel nostro sistema solare o in altri, potrebbero teoricamente trasferire anche i microbi, e questo costituirebbe un aspetto della teoria della ‘panspermia‘, secondo la quale i semi della vita sono ovunque e viaggiano da mondo a mondo. Gli scienziati pensano che espulsioni di rocce causate dai meteoriti possono generare fino a 300 mila G. Il nuovo studio indica che la vita microbica potrebbe sopravvivere a quelle condizioni e continuare ad allevarsi. “Se davvero c’è vita in altri luoghi nell’universo – ha detto Deguchi – il nostro studio fornisce ulteriori prove che potrebbe diffondersi all’interno dei sistemi solari con il meccanismo spesso discusso nella teoria della panspermia, come ad esempio il trasporto di meteoriti da impatto tra organismi dello stesso sistema solare“.

Deguchi ed i suoi colleghi hanno descritto i loro risultati nella rivista Proceedings of National Academy of Sciences.

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