DATA: 13 Luglio 2013

FONTE:  – http://www.metapsichica.it

AUTORE: Massimo Biondi

Pubblicato su “Luce e Ombra” anno 95, 1995, pagg. 27-36 Tra il 10 maggio e il 3 giugno 1932 si svolsero a Roma, in casa del professor Giovanni Merloni, otto sedute medianiche destinate ad assumere una particolare importanza per molti di quelli che vi presero parte. Erano state progettate per studiare con metodo le produzioni di Pasquale Erto, un medium napoletano che da alcuni anni era al centro dell’attenzione degli ambienti psichici di mezza Europa e di recente era stato “sperimentato” a Londra e a Parigi. Specialità di Erto erano i fenomeni fisici, rappresentati per lo più da luci, spostamenti di oggetti, venti freddi; e i controlli attuati più spesso con lui consistettero – secondo le convinzioni dell’epoca – nel legargli mani e braccia al corpo (talvolta ammanettandolo), nell’infilargli guantoni o ingessature attorno alle dita, nel fargli indossare pigiamoni tutti cuciti o sacchi che venivano poi stretti al collo. Il medium in genere non si sottraeva a questi vincoli, ma anzi vi si sottometteva volentieri e indicava lui stesso, nel corso delle sedute, se gli si dovevano tenere le mani o stringere i nodi delle corde avvolte al suo corpo. Lo stato di trance si attuava secondo un andamento particolare e le sedute venivano di solito interrotte più volte e riprese, con relative variazioni delle luci nella stanza.Negli ultimi anni Erto aveva subìto due brucianti accuse di frode, mossegli da autorevoli studiosi stranieri che avevano osservato la sua medianità, Eugène Osty e Harry Price, e la cosa non doveva certo fargli piacere perché essere sconfessati da loro poteva significare perdere credito presso l’ambiente della ricerca psichica e dello spiritismo. A riequilibrare le cose erano invece uscite e si erano fatte notare, in Italia, tra il 1931 e il 1932 due pubblicazioni a lui favorevoli, entrambe a firma dell’avvocato Mobilio. Si trattava di un articolo, apparso sul giornale Idea fascista e che quindi sembrava portarsi appresso l’approvazione del regime, e di un libro nel quale erano narrate con atteggiamento assai favorevole le sue produzioni medianiche. Ma né le critiche né le due celebrazioni erano state in grado di definire, in un senso o nell’altro, il “caso-Erto”: le discussioni sulla genuinità dei suoi fenomeni continuavano ad alimentarsi e pareva pressoché impossibile risolvere in qualche maniera il problema. A Napoli, malgrado tutto, le sedute proseguivano, spesso in casa del professor Emanuele Sorge, conosciuto cattedratico della locale Regia Università. Di norma vi partecipavano altri docenti universitari, perché Sorge invitava volentieri colleghi e uomini di cultura ad assistere ai fenomeni di Erto, nell’intento forse di riscattare il medium da ogni sospetto di frode; ma i convertiti autorevoli, in quel periodo, furono davvero pochi.
Tra quanti ebbero occasione di presiedere ad alcune esperienze in questo ambiente napoletano vi fu, nei primi mesi del 1932, Emilio Servadio, attivo collaboratore di Luce e Ombra (1) per le questioni connesse alla ricerca psichica e autore, altrove, di scritti psicologici e psicoanalitici. Servadio aveva all’epoca 28 anni, professava un’entusiastica adesione ai temi e alle opinioni della metapsichica, e con Bozzano (che però, a differenza di lui, si collocava sul fronte di un deciso spiritismo) poteva essere considerato tra gli studiosi italiani più esperti e aggiornati sulle ricerche contemporanee in materia. Era molto interessato alla medianità, come dimostravano le frequenti segnalazioni riguardanti medium e indagini medianiche che inseriva sulla rubrica di rassegna dalle riviste estere che teneva per Luce e Ombra, e probabilmente per questo venne invitato a Napoli alle sedute di Erto. Ci andò, ne rimase positivamente colpito, ma per «consolidare l’impressione della genuinità» ebbe l’idea di organizzare un ciclo di esperienze più controllate che avrebbe egli stesso diretto a Roma.
A maggio il progetto si concretizzò. Servadio era riuscito ad avere la collaborazione di un gruppetto di persone di fiducia e competenza per cui, dopo aver appositamente disposto un locale in casa dell’avvocato Merloni, il 10 maggio dette inizio alle esperienze. I verbali delle 8 sedute così realizzate, resi noti in articoli pubblicati nei mesi successivi, raccontano di una serie di eventi tutto sommato modesta rispetto alle rutilanti produzioni del periodo classico della medianità e tuttavia queste manifestazioni furono sufficienti allo studioso per formarsi un’opinione precisa in merito. Essendosi garantito, con legature e altri vincoli, che Erto non potesse muoversi liberamente e avendo tuttavia riscontrato alcune produzioni fisiche inspiegabili (luci a distanza, correnti d’aria fredda, fenomeni telecinetici, scrittura automatica), Servadio giunse alla conclusione che si trattava di una medianità sicuramente genuina e lo proclamò senza esitazione affermando al termine del suo dettagliato resoconto: «Qualunque cosa Erto abbia potuto o possa compiere, la sua medianità è a nostro avviso una medianità genuina. Se domani ci si venisse a dire che questo medium è stato colto a frodare in modo premeditato e cosciente, ciò non toglierebbe nulla alle nostre convinzioni, che si riferiscono alle sole sedute del “ciclo romano”: sedute nelle quali le possibilità di Erto sono apparse nel modo più chiaro e inequivocabile». Non c’era possibilità di equivocare il suo pensiero e l’affermazione sull’immutabilità di tali convinzioni si sarebbe dimostrata vera: oltre quarant’anni dopo, scrivendo ancora di Erto per un’opera enciclopedica divulgativa, Servadio si sarebbe dichiarato di nuovo persuaso della bontà di quel medium: «Sembra dunque assodato che Erto possedesse genuine facoltà medianiche, malgrado gli insuccessi e le disavventure di Parigi e Londra…» (2).
Le otto sedute di Roma non si chiusero con la pubblicazione della loro descrizione su Luce e Ombra. In riferimento a quelle esperienze Servadio dette infatti alle stampe un altro breve scritto, che però, per un naturale motivo di riservatezza, decise di mantenere “riservato”; in altri termini, lo consegnò soltanto a un numero limitato di destinatari. In 6 paginette, lo studioso tentava un’analisi “psicoanalitica” delle manifestazioni cui aveva assistito, rapportando il significato e le valenze delle produzioni di Erto a elementi e vicende della sua vita. Due “voci medianiche”, ad esempio, si erano susseguite in connessione alla trance: una, dal carattere femminile, che di solito annunciava i fenomeni o dava indicazioni su come procedere; l’altra, maschile, che sottolineava con enfasi i successi conseguiti. Secondo Servadio potevano essere l’immagine delle figure genitoriali di Erto, introiettate in epoca infantile: una madre un po’ timorosa, in grado di dare incoraggiamenti, e un padre severo che «manifesta la sua soddisfazione per il dovere compiuto dal figlio». La predilezione di Erto nel liberarsi da vincoli e manette, inoltre, poteva essere rapportata a un senso di colpa connesso al complesso edipico, dal quale il medium voleva liberarsi. Dopo essersi sciolto dai legami spesso tornava a legarsi ad altri oggetti, come tavoli o anelli: cosa che assumeva un chiaro significato, secondo Servadio, considerando che si trattava sempre di simboli femminili. Infine, una considerazione generale delle esperienze medianiche poteva portare a ritenere che i «fenomeni sembrano consistere di un impasto di libido e di energia aggressiva; la quale ultima si manifesta… con tratti evidenti di masochismo: sofferenze della trance (in cui il medium volontariamente si adagia), lamenti, ecc.; fenomeni di autopunizione talora congiunti con effettive sofferenze fisiche».
Questa lettura delle manifestazioni della trance era cosa piuttosto nuova, nella storia delle osservazioni della medianità. Nuova perché recente era l’elaborazione della teoria e della prassi psicoanalitica, ma nuova anche perché nessuno l’aveva fin’allora esplicitata a tal punto. Peculiare inoltre era la doppia chiave di lettura impiegata da Servadio per darsi ragione delle manifestazioni medianiche testimoniate: di fronte ai medesimi eventi e comportamenti aveva seguito un’ottica per così dire “parapsicologica” (3) per stabilire l’assenza di frode in ciò che era accaduto e un’ottica psicoanalitica per capire come mai erano avvenuti proprio quei fenomeni e non altri e a quali dinamiche potevano forse rispondere. È interessante notare che queste due interpretazioni coesistevano, senza escludersi a vicenda, quasi fossero due livelli diversi di un’unica costruzione: nel rapporto riservato veniva detto esplicitamente che «il contributo della psicoanalisi allo studio dei fenomeni medianici riguarda soltanto il loro meccanismo, e non le forze biologiche o metabiologiche in atto».
L’intuizione di adoperare la psicoanalisi come uno strumento per scrutare l’interno di una manifestazione di pertinenza parapsicologica nacque, con ogni probabilità, dalla confluenza di alcune circostanze specifiche: in primo luogo, era stato Freud stesso a indicare in alcuni scritti la possibilità di sottoporre qualunque materiale – anche quello relativo all'”occulto” – ad analisi psicologica, prospettando così un ennesimo esempio da emulare. In secondo luogo, discorsi psicoanalitici, riferiti o meno a Erto, è probabile sorgessero di frequente tra quanti ebbero modo di assistere alle sue sedute: a Roma, accanto a Servadio, ci fu sempre Edoardo Weiss, allievo diretto di Freud e primo analista ortodosso italiano; a Napoli, da Sorge, era di casa Nicola Perrotti, altro esponente di spicco del gruppo dei primi sostenitori della psicoanalisi. D’altronde si deve ricordare che nell’Italia del primo trentennio del Novecento vari iniziatori della psicoanalisi si interessarono di ricerca psichica: oltre ai tre già citati vanno segnalati almeno Enrico Morselli, creatore di una società psicoanalitica italiana (1924) e autore di un grosso anche se discutibile trattato di psicoanalisi (1925), e lo psichiatra Marco Levi-Bianchini, che diffuse i concetti di Freud nel contesto di suoi studi sull’isteria (1913) e venti anni dopo (1932) garantiva ancora il suo sostegno a Luce e Ombra. Servadio probabilmente raccolse stimoli e suggestioni lanciate da questi studiosi, tonificandoli nei suoi stessi interessi, che militavano con egual vigore sia verso la ricerca psichica che verso la psicoanalisi, tanto da impegnarlo per tutta la vita su entrambe queste sponde. Il risultato furono quelle sei paginette di lettura analitica delle produzioni medianiche di Erto, che rappresentano (oggi più che a quell’epoca) una singolare e stimolante incursione in un settore che sembrava potersi osservare solo attraverso il filtro delle convinzioni spiritiste o quello della ricerca psichica.
Servadio indicava così la possibilità concreta di porre una disciplina psicologica al servizio delle indagini metapsichiche. Altri autori – ed egli stesso in seguito – avrebbero ampliato ulteriormente il campo di applicazione di questa procedura: Nandor Fodor, ad esempio, qualche tempo dopo l’avrebbe fatto in relazione a un complesso caso di apparente poltergeist, del quale avrebbe svelato le dinamiche psichiche più profonde, risolvendone alcuni interrogativi. E Jule Eisenbud, molti anni più tardi, avrebbe avanzato un’interpretazione psicoanalitica di certe produzioni medianiche di tipo intellettivo del secolo scorso, cercando di comprendere in tale contesto anche il fascino esercitato sulla scrittrice Florence Marryat dal regno degli ectoplasmi spiritici. Servadio avrebbe reiterato il tentativo in merito all’attività dei rabdomanti e dei guaritori; in generale, infine, molti autori si sarebbero prima o poi cimentati nello sforzo di delucidare per tale via i presunti moventi delle “apparizioni”, infestatorie o meno. …. Continua al seguente Link :

 http://www.metapsichica.it/index.php?option=com_content&view=article&id=80:massimo-biondi-psicoanalisi-e-parapsicologia&catid=19:articoli-metapsichica&Itemid=115

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